Problema riscontrato su alcune RHEL 6: l’ssh ci impiega ere geologiche per presentare il prompt dei comandi.
Risolto modificando come segue l’opzione UseDNS (di default è impostata a yes) nel file /etc/ssh/sshd_config:
UseDNS no
Problema riscontrato su alcune RHEL 6: l’ssh ci impiega ere geologiche per presentare il prompt dei comandi.
Risolto modificando come segue l’opzione UseDNS (di default è impostata a yes) nel file /etc/ssh/sshd_config:
UseDNS no
Dopo avere aggiunto il disco virtuale dall’interfaccia di VMware, per poterlo vedere sulla macchina virtuale senza riavviare dobbiamo eseguire il comando:echo "- - -" > /sys/class/scsi_host/host0/scan
fdisk -l
Nota: lo scsi_host potrebbe essere diverso nel vostro caso.
La procedura dovrebbe essere identica per qualsiasi altro software di virtualizzazione analogo a VMware.
Mi vergogno un po’ di averlo scoperto solo ora: se si vogliono “greppare” più stringhe con un unico comando si può usare egrep come nell’esempio seguente:
egrep "Manzoni|Foscolo" autori
Poco utile, uff…
Se vi serve la lista di tutti gli rpm installati in un sistema, magari da inserire in un file di kickstart per replicarlo (non è sicuramente la soluzione più elegante), il comando da eseguire è questo:rpm -qa --qf "%{NAME}\n"
Attenzione: chi eseguendo i comandi elencati qui di seguito provocasse danni seri alla propria infrastruttura non potrà in nessun modo rivalersi sull’autore.
Questa è la procedura per aggiornare il firmware di un HBA Emulex con HBAnyware.
Per listare soltanto le HBA localihbacmd listhbas local
Questo è il comando per upgradare il firmware (che andrà ripetuto per ciascuna HBA):hbacmd Download filedelfirmware.all
Per verificare che l’aggiornamento sia andato a buon fine:cd /sys/class/scsi_host/ && find . -name fwrev
Pensavo non ci fosse bisogno di nessun parametro, come con wget, e invece no, si fa così:curl -C - -O http://centos.server.org/6.0/CentOS-6.0-x86_64-minimal.iso
Quanto scritto di seguito vale, ovviamente, anche per le ultime release di Debian.
Appunto veloce veloce…
La soluzione più immediata è quella di scrivere questa riga nel nostro bel terminaleexport http_proxy="http://nostro.proxy.it:3128" e lanciare il solito apt-get update && apt-get upgrade.
Bene sul momento, ma dovremo rifarlo tutte le volte (o valorizzare la variabile http_proxy per il nostro ambiente, cosa che forse non ci interessa fare). Se invece vogliamo aggiungere la configurazione del proxy per apt al nostro server Ubuntu (continuo a riferirmi alla versione server perché con l’ambiente grafico è tutto più semplice) è sufficiente creare il file proxy all’interno della cartella /etc/apt/apt.conf.d e scriverci dentro la riga seguente: Acquire::http::Proxy "http://nostro.proxy.it:3128";
Kickstart è lo strumento che Red Hat (e tutte le sue derivate di conseguenza) utilizza per automatizzare completamente l’installazione di un nuovo sistema. Avete presente tutte quelle schermate che via via anaconda vi presenta, dove si scelgono (quasi) sempre le stesse opzioni? Bene, con kickstart potete evitarvene un bel po’, se non tutte.
Se avrò voglia e tempo, prima o poi vi parlerò più diffusamente di questo utilissimo strumento.
Qui mi interessa più che altro appuntarmi come lanciare un’installazione automatica da CD/DVD (ma da rete cambierebbe ben poco) usando file di kickstart, pronto e corretto, raggiungibile via rete (in questo caso su un server ftp, ma funzionerebbe lo stesso con nfs o http). Il comando da usare alla prima schermata dopo l’avvio da CD è:boot: linux ks=ftp://serverftp.dominio.it/filekickstart.ksIn questo caso l’installer cercherà di configurare la rete via DHCP, se non riuscirà a farlo chiederà a voi i parametri. Troppa interattività. Molto meglio, se non si dispone di un server DHCP, passargli tutto quello che gli serve al rigo di prima scrivendo così:boot: linux ks=ftp://serverftp.dominio.it/filekickstart.ks ksdevice=eth0 ip=0.0.0.3 netmask=255.255.255.0 gateway=0.0.0.1 dns=10.10.10.10A questo punto possiamo quasi dirci soddisfatti e andare a strafarci di caffeina. Tempo 4/5 minuti e il nostro server dovrebbe essere pronto.
Curioso di provare una rolling distro mi sono scelto la più esotica: Arch Linux.
Nel video che segue, che non ha nessuna pretesa nemmeno di somigliare a un tutorial, potete vedere quello che succede una volta che si inserisce il cd (anche se in questo caso ho usato una immagine iso) dentro a un nuovo sistema (virtuale nella fattispecie).
Un po’ di impressioni a caldo, sparse ancorché disorganizzate:
In definitiva il progetto mi sembra davvero molto interessate. Mi piace moltissimo l’approccio minimalista: tutto sembra ridotto ai minimi termini, non ci sono decine di migliaia di pacchetti inutili, che vanno manutenuti anche se non si sa nemmeno di averli installati, ma solo l’essenziale.
Non so se diventerà la mia distro (potrebbe essere ottima per ottimizzare l’uso delle risorse in ambienti virtuali non troppo prestanti ad esempio), ma mi sembra che gli sviluppatori abbiano fatto davvero un ottimo lavoro.