Zabbix è un software libero per il monitoraggio di reti e vari sistemi informatici, atto a tracciare lo stato di server e servizi di rete correlati. Ideato dal programmatore russo Alexei Vladishev, è rilasciato sotto i termini della GNU General Public License versione 2.
Ora possiamo installare il server, l’agent e i pacchetti che servono al funzionamento dell’interfaccia web. Nell’esempio che segue si fa riferimento alla versione che utilizza MySQL/MariaDB, nel caso si voglia utilizzare PostgreSQL i pacchetti saranno, ovviamente, diversi.
Installiamo e configuriamo il database. NOTA BENE: sicuramente non è una buona idea usare la password del mio esempio.
yum -y install mariadb-server
systemctl start mariadb systemctl enable mariadb
mysql_secure_installation
mysql -uroot -p
mysql> create database zabbix character set utf8 collate utf8_bin; mysql> grant all privileges on zabbix.* to zabbix@localhost identified by 'password'; mysql> quit;
Popoliamo il database appena creato
zcat /usr/share/doc/zabbix-server-mysql*/create.sql.gz | mysql -uzabbix -p zabbix
Configurazione di Zabbix
Ora è necessario modificare il file di configurazione /etc/zabbix/zabbix_server.conf aggiungendo la password che abbiamo scelto in precedenza.
DBPassword=password
Configurazione di PHP
Occorre modificare anche un parametro nel file /etc/httpd/conf.d/zabbix.conf
Gli ultimi passaggi sono piuttosto intuitivi e si portano a termine usando l’interfaccia web. La url sarà qualcosa di simile a http://nostroserver/zabbix.
Installare un server LAMP su CentOS – ma anche su altri flavour di GNU/Linux – è veramente un gioco da ragazzi. Basta un unico comando con una manciata di argomenti: yum install httpd mysql-server php php-mysql Finito. Ora possiamo avviare Apache e MySQL con il comando: service httpd start && service mysqld start Se vogliamo, e molto probabilmente vogliamo, che i due servizi vengano mandati in esecuzione automaticamente ad ogni riavvio della macchina il comando da eseguire è: chkconfig httpd on && chkconfig mysqld on Per finire non ci resta che controllare che tutto funzioni correttamente. Per Apache apriamo con un browser qualsiasi l’indirizzo http://indirizzodelserver se stiamo installando in locale va benissimo http://localhost, dovrebbe apparirci questa pagina.
Per verificare il corretto funzionamento del database basta collegarcisi
[root@lamp ]# mysql -u root Welcome to the MySQL monitor. Commands end with ; or \g. Your MySQL connection id is 4 Server version: 5.0.77 Source distribution
Type 'help;' or '\h' for help. Type '\c' to clear the buffer.
mysql>
Per il test di php invece serve un passo ulteriore. Creiamo nella directory /var/www/html il file index.php e scriviamoci dentro:
<?phpphpinfo(); ?>
Richiamiamo l’indirizzo web di prima, e questa è la pagina che dovremmo vedere.
Verificato che anche php funziona possiamo cancellare il file. Tutto qui. Ovviamente questa è un’installazione basilare, potrebbero mancare alcuni moduli php utili ad esempio per installare qualche cms e, sopratutto, tutti i servizi sono configurati con i valori di default, che molto spesso non sono quelli più adatti alle nostre esigenze.
Ora che il rilascio della 5.4 è stato ufficializzato, possiamo serenamente aggiornare i nostri server che girano con CentOS 5.* (ci sarà mica qualcuno che la usa sul desktop…). Per prima cosa vediamo quanti e quali sono i pacchetti che verranno aggiornati con il comando yum list updates giusto per farci un’idea. Controlliamo che non ci sia niente di particolarmente critico e nel caso diamo un’occhiata alle Releases Notes. Quando saremmo sufficientemente tranquilli basterà il solito yum update Per verificare l’avvenuto upgrade: cat /etc/redhat-releases CentOS release 5.4 (Final) Finito.
Questa volta l’attesa è stata molto più breve. A distanza di meno di due mesi su alcuni mirror è già disponibile la versione 5.4 della più famosa fra le derivate di Red Hat. A onor del vero l’annuncio del rilascio non c’è ancora stato, ma i più impazienti possono già scaricarla dai mirror ufficiali di GARR (per milanesi e romani) o Fastbull (per i torinesi).
Per conoscere quali sono le principali novità (KVM!) rispetto alla versione precedente vi rimando alle Releases Notes.
Se si usano postazioni diverse (e magari sistemi operativi diversi) Dropbox è uno strumento assolutamente essenziale.
Vediamo come installarlo su RHEL e CentOS 5.3 Per prima cosa dobbiamo risolvere un po’ di dipendenze sudo yum install bzip2 wget make gtk+-devel libnotify-devel nautilus-extensions nautilus-devel gnome-vfs2-devel compat-glibc-headers compat-glibc gnome-desktop-devel Molto probabilmente alcuni di questi pacchetti saranno già presenti. Creiamo ora, se non esiste già, una sottodirectory nella nostra home che chiameremo bin e scarichiamo dbcli.py, lo script che lancerà l’installazione vera e propria. mkdir -p ~/bin; cd ~/bin; wget https://dl.getdropbox.com/u/43645/dbcli.py Convertiamo il file per Unix dos2unix ~/bin/dbcli.py; chmod +x ~/bin/dbcli.py Ora aggiungiamo “25” al fondo della prima riga del file, in modo che risulti così: #!/usr/bin/python25 Ora dobbiamo scaricare Python 2.5 da questo sito, i pacchetti sono fatti in modo da non sovrapporsi alla versione di ufficiale di Python distribuita da Red Hat (o CentOS) di conseguenza si possono installare con una certa tranquillità. mkdir -p ~/tmp/python25; cd ~/tmp/python25; for PACKAGE in python25-2.5.1-bashton1.i386.rpm python25-debuginfo-2.5.1-bashton1.i386.rpm python25-devel-2.5.1-bashton1.i386.rpm python25-libs-2.5.1-bashton1.i386.rpm python25-test-2.5.1-bashton1.i386.rpm python25-tools-2.5.1-bashton1.i386.rpm tkinter25-2.5.1-bashton1.i386.rpm; do wget http://mirrors.geekymedia.com/centos/$PACKAGE; done Installiamoli cd ~/tmp/python25 && sudo yum --nogpgcheck localinstall *.rpm Ora c’è tutto quello che serve. Non ci resta che lanciare lo script python, se il sistema è a 64bit dobbiamo sostituire “x86” con “x86_64” ~/bin/dbcli.py install x86 Finito. Dovremmo avercela fatta e l’icona dovrebbe comparire nel Pannello di Gnome.
Non ci resta che abilitare l’avvio automatico a ogni login. System » Preferences » More Preferences » Sessions e aggiungere /home/nostroutente/.dropbox-dist/dropboxd Come nell’ immagine seguente
Riuscire a visualizzare decentemente i caratteri su Linux continua a essere una fottuta impresa. Forse sono il solo a sentire così pesantemente la questione, ma per quanto mi riguarda questo potrebbe essere uno dei pochissimi motivi per tornare a Windows sul desktop. Il problema della resa dei caratteri è poi comune a tutte le distro, e questo aggiunge tristezza a tristezza. I motivi sono diversi e stratificati: uno riguarda Xorg, un’altro riguarda una tecnologia proprietaria licenziata da Microsoft e un terzo riguarda la qualità dei font disponibili e liberamente utilizzabili, mi fermo ma si potrebbe continuare. Proviamo ad affrontarli, uno alla volta. Vista la quantità di materiale, preferito dividere il post in tre parti.
Tuning di Xorg per il nostro Display LCD
Ogni monitor ha dimensioni diverse che Xorg non conosce con precisione ma stima approssimativamente. Provate a verificare questa affermazione con questo comando $ xdpyinfo | grep resolution resolution: 94x96 dots per inch Ciò significa che il pixel non è quadrato, questo non è bene. Ora, sempre con xdpyinfo vediamo quali sono le dimesioni rilevate del monitor $ xdpyinfo | grep dimensions dimensions: 1280x1024 pixels (328x271 millimeters) Possiamo indicare a Xorg le dimensioni corrette, per il DPI che vogliamo, con il parametro DisplaySize nella sezione relativa al monitor. Il file da modificare è /etc/X11/xorg.conf ecco com’è il mio, così vi fate un’idea… Per calcolare il valore di DisplaySize la formula da usare è questa (25.4 è l’equivalente in millimetri del pollice)
DisplaySize = Pixel * 25.4 / DPI
Ripetuta sia per l’altezza sia per la larghezza. In pratica per una risoluzione di 1280×1024 con DPI a 96 il calcolo da fare sarà così:
1280 * 25.4 / 96 = 338 per la larghezza
1024 * 25.4 / 96 = 270 per l'altezza
DisplaySize 338 270 Nota: nel caso Xorg, dopo averlo riavviato, ignorasse completamente le modifiche, aggiungere al file di configurazione la riga seguente, nella sezione Device
Option "NoDDC"
A questo punto se ripetiamo il comando xdpyinfo dovremmo avere risultati più confortanti. I pixel ora sono quadrati.$ xdpyinfo | grep resolution resolution: 96x96 dots per inch Per ora è tutto, alla prossima.
A distanza di una quarantina di giorni dal rilascio della upstream release, vale a dire Red Hat Enterprise Linux, arriva CentOS 5.3.
Fra le novità più interessanti la fusione in un unico repository software di quelli che prima erano repository distinti. La nuova CentOS aggiorna anche il proprio aspetto, grazie al lavoro di Alain Reguera Delgado, Ralph Angenendt e Marcus Moeller.
I sistemi che eseguono la versione precedente possono essere aggiornati con il comando yum updatePer l’elenco completo di tutte le modifiche vi rimando alle Release Notes ufficiali.
I torrent delle iso del DVD sono disponibili qui per i386 e qui per x86_64.
Ieri è stata rilasciata la versione 5.3 di Red Hat Enterprise Linux. Oltre ai consueti bugfix e al supporto di nuovo hardware, in particolare la piattaforma Intel Core i7 (Nehalem), sono presenti numerose novità. Ecco le principali che emergono dalle release notes.
Virtualizzazione
Molte delle novità riguardano proprio questo specifico campo. Ora RHEL può supportare, su architettura x86-64, fino a 32 CPU e 80GB di memoria per server virtuale. Mentre il supporto per i server fisici è stato portato a 126 CPU e 1TB di memoria. Ecco, direi che non saranno in moltissimi ad avere la possibilità di provare queste novità, ma RHEL non è certo pensata per un utenza domestica.
Networking
Aggiunti e aggiornati i driver dei principali produttori, a partire da Intel. Aggiornati NetoworkManager e wpa_supplicant per una maggiore sicurezza delle connessioni wireless.
Storage
Ora GFS2 è pienamente supportato. Sul versante della sicurezza, finalmente è possibile criptare fin dalla fase di installazione partizione di root e swap. Infine, si può provare ext4, presente come Technology Preview.
Sviluppo
In questa versione viene inclusa per la prima volta OpenJDK, un’implementazione opensource di JAVA SE 1.6 costruita a partire dallo stesso codice di Sun. La compatibilità con le applicazioni scritte per questa versione di Java dovrebbe essere totale.
Queste in sintesi le principali novità. Chi sta usando RHEL 5.2, per installare la nuova versione, non deve far altro che uno yum update. Al solito perché la gemella (diversa?) CentOS 5.3 veda la luce ci vorranno dalle 3 alle 5 settimane.