Configurare EPEL su RHEL/CentOS 6.*

EPEL (Extra Packages for Enterprise Linux) è un repository di pacchetti aggiuntivi per RHEL e derivate.
Si configura così:

rpm -Uvh http://dl.fedoraproject.org/pub/epel/6/i386/epel-release-6-8.noarch.rpm
Aggiorniamo e proviamo a installare un pacchetto.

yum update
yum install bash-completion

Installare Dropbox su Red Hat e CentOS 5.3


Se si usano postazioni diverse (e magari sistemi operativi diversi) Dropbox è uno strumento assolutamente essenziale.

Vediamo come installarlo su RHEL e CentOS 5.3 Per prima cosa dobbiamo risolvere un po’ di dipendenze sudo yum install bzip2 wget make gtk+-devel libnotify-devel nautilus-extensions nautilus-devel gnome-vfs2-devel compat-glibc-headers compat-glibc gnome-desktop-devel Molto probabilmente alcuni di questi pacchetti saranno già presenti. Creiamo ora, se non esiste già, una sottodirectory nella nostra home che chiameremo bin e scarichiamo dbcli.py, lo script che lancerà l’installazione vera e propria. mkdir -p ~/bin; cd ~/bin; wget https://dl.getdropbox.com/u/43645/dbcli.py Convertiamo il file per Unix dos2unix ~/bin/dbcli.py; chmod +x ~/bin/dbcli.py Ora aggiungiamo “25” al fondo della prima riga del file, in modo che risulti così: #!/usr/bin/python25 Ora dobbiamo scaricare Python 2.5 da questo sito, i pacchetti sono fatti in modo da non sovrapporsi alla versione di ufficiale di Python distribuita da Red Hat (o CentOS) di conseguenza si possono installare con una certa tranquillità.
mkdir -p ~/tmp/python25; cd ~/tmp/python25; for PACKAGE in python25-2.5.1-bashton1.i386.rpm python25-debuginfo-2.5.1-bashton1.i386.rpm python25-devel-2.5.1-bashton1.i386.rpm python25-libs-2.5.1-bashton1.i386.rpm python25-test-2.5.1-bashton1.i386.rpm python25-tools-2.5.1-bashton1.i386.rpm tkinter25-2.5.1-bashton1.i386.rpm; do wget http://mirrors.geekymedia.com/centos/$PACKAGE; done Installiamoli cd ~/tmp/python25 && sudo yum --nogpgcheck localinstall *.rpm Ora c’è tutto quello che serve. Non ci resta che lanciare lo script python, se il sistema è a 64bit dobbiamo sostituire “x86” con “x86_64” ~/bin/dbcli.py install x86 Finito. Dovremmo avercela fatta e l’icona dovrebbe comparire nel Pannello di Gnome.


Non ci resta che abilitare l’avvio automatico a ogni login. System » Preferences » More Preferences » Sessions e aggiungere /home/nostroutente/.dropbox-dist/dropboxd Come nell’ immagine seguente


Via | Dropbox wiki

Rilasciata Red Hat Enterprise Linux (RHEL) 5.3

Ieri è stata rilasciata la versione 5.3 di Red Hat Enterprise Linux. Oltre ai consueti bugfix e al supporto di nuovo hardware, in particolare la piattaforma Intel Core i7 (Nehalem), sono presenti numerose novità. Ecco le principali che emergono dalle release notes.

Virtualizzazione

Molte delle novità riguardano proprio questo specifico campo. Ora RHEL può supportare, su architettura x86-64, fino a 32 CPU e 80GB di memoria per server virtuale. Mentre il supporto per i server fisici è stato portato a 126 CPU e 1TB di memoria. Ecco, direi che non saranno in moltissimi ad avere la possibilità di provare queste novità, ma RHEL non è certo pensata per un utenza domestica.

Networking

Aggiunti e aggiornati i driver dei principali produttori, a partire da Intel. Aggiornati NetoworkManager e wpa_supplicant per una maggiore sicurezza delle connessioni wireless.

Storage

Ora GFS2 è pienamente supportato. Sul versante della sicurezza, finalmente è possibile criptare fin dalla fase di installazione partizione di root e swap. Infine, si può provare ext4, presente come Technology Preview.

Sviluppo

In questa versione viene inclusa per la prima volta OpenJDK, un’implementazione opensource di JAVA SE 1.6 costruita a partire dallo stesso codice di Sun. La compatibilità con le applicazioni scritte per questa versione di Java dovrebbe essere totale.

Queste in sintesi le principali novità. Chi sta usando RHEL 5.2, per installare la nuova versione, non deve far altro che uno yum update. Al solito perché la gemella (diversa?) CentOS 5.3 veda la luce ci vorranno dalle 3 alle 5 settimane.

Scoprire in quale pacchetto si trova un file [Red Hat way]

Dopo aver visto come si fa a sapere in quale pacchetto .deb – non ancora installato – si trova un file che ci serve, vediamo come risolvere lo stesso problema sui sistemi che usano yum. Nell’esempio per debian abbiamo cercato il file gdlib-config, cerchiamolo anche su CentOS: yum whatprovides *gdlib-config
...
gd-devel.i386 : The development libraries and header files for gd
È necessario usare l’asterisco perché il comando yum whatprovides si aspetta di ricevere come argomento un path completo, possiamo scriverlo infatti anche così yum whatprovides /usr/bin/screen
...
screen.i386 : A screen manager that supports multiple logins on one terminal

Configurare yum per collegarsi dietro a un proxy

Se il server non è connesso direttamente a internet avremo bisogno di indicare a yum il proxy da utilizzare. Per farlo dobbiamo modificare il file /etc/yum.conf e aggiungergli al fondo (o dove meglio crediamo, la posizione non è importante) una riga come questa proxy=http://proxy.dominio.it:3128Se il proxy richiede l’autenticazione dobbiamo valorizzare anche le variabili proxy_username e proxy_password come nell’esempio che segue proxy=http://proxy.dominio.it:3128
proxy_username=pippo
proxy_password=nonteladico

I volti dietro alle principali distribuzioni Linux

Vi siete mai chiesti che faccia hanno le persone che stanno dietro alla vostra distribuzione Linux? Eccovi l’album delle figurine delle distro Linux.

Ubuntu


Mark Richard Shuttleworth imprenditore Sudafricano con la passione dei viaggi spaziali (è stato il primo africano nello spazio), fondatore di Canonical, è sicuramente la rockstar del gruppo. Ha appena dichiarato che con i Desktop Linux non si fanno i soldi, ma è fermamente intenzionato a portare Ubuntu, la distribuzione per esseri umani, sui pc di tutto il mondo.

Debian


Ian Murdock
è invece il fondatore di Debian (la “ian” del nome l’ha messa lui, “deb” invece viene dal nome della fidanzata Debra).

Slackware


Patrick Volkerding
, fondatore e principale maintainer di Slackware. I suoi adepti lo chiamo The Man, L’uomo. Qualche tempo fa ha avuto seri problemi di salute che hanno fatto temere che la distribuzione storica per eccellenza potesse venire abbandonata. Fortunatamente si è ripreso.

Gentoo


Daniel Robbins
è l’uomo che dopo aver creato Gentoo è andato a lavorare per Microsoft! Ha resistito solo sei mesi. E’ un mago della documentazione.

Red Hat


Nella storia di Red Hat i volti degni di nota sono almeno tre: i due fondatori Marc Ewing (il primo a sinistra) e Bob Young (il tipo buffo che ricorda Woody Allen), e il kernel guru inglese Alan Cox (l’orco).

Mandriva


Gael Duval
non è più della partita, ma Mandriva, che una volta si chiamava Mandrake come ricorderete sicuramente tutti, resterà sempre la “sua” creatura. Ora si occupa di Ulteo.

Arch Linux


Judd Vinet
Canadese nato nel 1980, è il babbo di Arch Linux.
Manca qualcuno? Chi aggiungereste a questa lista?

Remixed from Yabblog

Installare un gruppo di pacchetti con Yum


Yum è il gestore di pacchetti di default delle ultime versioni di Red Hat Enterprise Linux, CentOS e Fedora. In sostanza è l’analogo di apt.

Vediamo come si installa un intero gruppo di pacchetti

1. Elenchiamo i gruppi disponibili
yum grouplist
2. Ok, nel mio elenco c’è un bel gruppo che si chiama “Clustering”, sembra interessante, vediamo un po’ cosa c’è dentro
$ yum groupinfo "Clustering"

Group: Clustering
Description: Clustering Support.
Default Packages:
clustermon
conga-devel
ricci
system-config-cluster
ipvsadm
piranha
cluster-snmp
modcluster
ricci-modcluster
cluster-cim
rgmanager
luci

3. È esattamente quello che cercavo: luci, ricci, piranha e conga… si installa di corsa!
yum groupinstall "Clustering"
4. Mi sono sbagliato, e poi tutte quelle bestie nel case mi spaventano un po’. Ranziamo via tutto
yum groupremove "Clustering"
E ora, per finire, si potrebbe imbastire una bella flame war con i talebani di apt… Uhm.. m’importa sega…

Forzare un utente a cambiare la password al primo login

Premessa: il comando dovrebbe funzionare su qualsiasi distribuzione GNU/Linux, più o meno recente, a patto che lo si usi come utente root. Quindi su Ubuntu andrà preceduto dal classico sudo.

Se vogliamo che un utente sia costretto a cambiare la propria password al primo login, possiamo usare il comando chage così

chage -d 0 utente

Con l’opzione “-d” impostiamo la data di scadenza della password. 0 indica al sistema che la password è scaduta.

Ecco quello che l’utente vedrà al primo login successivo alla nostra modifica

You are required to change your password immediately (root enforced)
WARNING: Your password has expired.
You must change your password now and login again!
Changing password for user utente.
Changing password for utente(current) UNIX password:
New UNIX password:
Retype new UNIX password:passwd:
all authentication tokens updated successfully.

Chage offre altre funzionalità interessanti: possiamo impostare una data di scadenza per una password con relativo periodo di preavviso. Ecco un esempio:

chage -M 180 -W 7 utente

La password del nostro utente durerà 180 giorni e per i 7 giorni che precedono la scadenza riceverà un avviso in cui gli si chiede di cambiarla.

Se vogliamo avere una panoramica di questi valori per uno specifico utente, dobbiamo invece usare chage così:

chage -l utente

Riferimenti:
Chage sui sempre ottimi Appunti di Informatica Libera.